mercoledì 25 giugno 2014

La Regina Elisabetta visita il set di Game of Thrones



È successo davvero.
Per la prima volta una regina vera si è avvicinata all'Iron Throne, quello forgiato dalle mille spade che si arresero a Aegon Targaryen: vestita con uno dei suoi improbabili, e ormai iconici, completi color pastello (per l'occasione la scelta è ricaduta sul giallo canarino) la Regina Elisabetta II di Inghilterra ha visitato il set della serie "Game of Thrones", a Belfast.

Accompagnata dal principe Filippo, duca di Edimburgo, la Regina ha visto i costumi e gli oggetti di scena, ha parlato con gli attori Lena Headey, Kit Harington, Sophie Turner, Maisie Williams e Rose Leslie, interpreti rispettivamente di Cersei Lannister, Jon Snow, Sansa Stark, Arya Stark e Ygritte, e visto il trono.



Chissà l'emozione degli attori dato che sono tutti inglesi.
Le foto sono suggestive, anche se purtroppo la Regina non si è seduta sul trono: avrebbe potuto dare origine alla foto del secolo.



Il tour non è stato di piacere, ma è rientrato nella visita di stato di tre giorni dei reali in Irlanda del Nord. La serie infatti è una grande fonte di guadagno per il paese: le prime quattro stagioni di "Game of Thrones" hanno portato guadagni per 139 milioni di dollari, creato 900 posti di lavoro a tempo pieno e 5700 part time.

Peccato, sarebbe stato bellissimo scoprire che Elisabetta è una fan di Tyrion e compagni (e mi puzza di team Lannister da un chilometro).




Comunque una cosa è certa: sarebbe un avversario temibile per la conquista del Trono di Spade. E per prima cosa farebbe decapitare quel bifolco americano che le ride così sguaiatamente in faccia mentre le mostra gli oggetti di scena. 


martedì 24 giugno 2014

Eddie Vedder canta "Let it Go" di Fronzen al concerto di San Siro a Milano



Frozen sarà anche ambientato in terre fredde e piene di ghiaccio, ma dal suo esordio a Natale 2013 sta continuando a mietere successi inarrestabili, infiammando critica e pubblico: incassi record al cinema, vendite folli di blu-ray, dvd e gadget vari (provate a cercare di comprare un peluche di Olaf al Disney store: va via come il pane ed è quasi sempre introvabile!), omaggi di ogni genere da artisti e fan, e ben due Oscar come miglior film e miglior canzone per "Let it Go".

Proprio la canzone "Let it Go", scritta da Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez, cantata nella versione originale dalla star di Broadway Idina Menzel (in Italia la canzone si intitola "All'alba sorgerò" ed è interpretata da Laura Chiatti), è uno dei più grandi successi del film, diventata ben presto una vera e propria hit scala classifiche.

La popolarità di "Let it Go" è riuscita a travalicare qualsiasi confine tanto da arrivare a essere omaggiata dal più improbabile degli estimatori: lo scorso 20 giugno, durante il concerto allo Stadio San Siro di Milano, i Pearl Jam hanno infatti suonato la loro personale versione della canzone, con Eddie Vedder che è passato con disinvoltura da "Daughter" al brano targato Disney.

Un mashup sorprendente per cui probabilmente bisogna ringraziare le figlie di Vedder, Olivia e Harper Moon Margaret, rispettivamente di 10 e 6 anni.


lunedì 23 giugno 2014

Alexandre Desplat Presidente della Giuria Internazionale di Venezia 71

Alexandre Desplat


Il mistero dietro al programma della 71esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia comincia a dissolversi e la prima notizia che arriva dalla Biennale è molto positiva: quest'anno non sarà un regista o un attore a presiedere la Giuria Internazionale del concorso, ma un compositore e uno dei più stimati e talentuosi del panorama contemporaneo.

Sarà infatti Alexander Desplat il presidente della Giuria.

Il compositore francese, vincitore nel 2007 del Golden Globe per la colonna sonora di Il velo dipinto, e nominato sei volte al premio Oscar, è autore di alcune delle più belle colonne sonore degli ultimi anni.

Tra i suoi lavori figurano le colonne sonore di The Queen, Argo, Philomena, Il discorso del Re, Fantastic Mr. Fox, Il curioso caso di Benjamin Button, La ragazza con l'orecchino di perla, Syriana, Il profeta, L'uomo nell'ombra, Un sapore di ruggine e ossa, Coco avant Chanel, Moonrise Kingdom, Reality, Venere in pelliccia, The Budapest Hotel, Godzilla, Zero Dark Thirty e soprattutto di The Tree of Life, film del 2011 di Terrence Malick.

La Giuria presieduta da Desplat, composta da 9 personalità del cinema e della cultura di diversi paesi, assegnerà i seguenti premi ai film in Concorso:

- Leone d'Oro per il miglior film
- Leone d'Argento per la miglior regia
- Gran Premio della Giuria
- Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile
Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile
- Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente
- Premio per la miglior sceneggiatura
- Premio Speciale della Giuria

La 71esima edizione della Mostra del cinema di Venezia comincia decisamente con il piede giusto. 







mercoledì 18 giugno 2014

Jersey Boys

Per un pugno di note: Jersey Boys, la storia di Frankie Valli e dei Four Seasons secondo Clint Eastwood

Il regista premio Oscar si cimenta con la trasposizione cinematografica del celebre musical di Broadway scritto da Marshall Brickman e Rick Elice, facendo rivivere sullo schermo la musica e lo spirito degli anni '50 e '60. Nelle sale italiane dal 18 giugno.


Da qualche parte nel mondo esiste sicuramente un ritratto di Clint Eastwood che invecchia al posto del diretto interessato: non si spiega altrimenti come un signore di 84 anni riesca a sfornare un film dietro l'altro non perdendo, quasi mai, colpi, mettendosi costantemente in gioco e sperimentando ogni volta generi differenti tra loro. Dopo i fasti da star del cinema vissuti grazie ai film di Sergio Leone, dal 1971, con Brivido nella notte, il californiano dagli occhi di ghiaccio Eastwood è passato dietro la macchina da presa e da allora non si è più fermato: 37 le pellicole girate fino a oggi, ultima delle quali è American Sniper, con protagonista Bradley Cooper, in uscita il prossimo anno. Prima di vedere Cooper nei panni di un militare della marina americana, tocca però a Frankie Valli e ai suoi The Four Seasons far scoprire al pubblico l'ennesima scommessa riuscita di Eastwood con il suo Jersey Boys.

New Jersey, primi anni '50: Francesco Castelluccio (John Lloyd Young), è un giovane apprendista barbiere italoamericano, con il mito di Frank Sinatra e la passione per il canto; Tommy DeVito (Vincent Piazza) è un criminale pieno di intraprendenza e voglia di vivere: amici fin da ragazzi, i due, insieme alla conoscenza comune Nick Massi (Michael Lomenda), mettono su un gruppo, i Four Lovers, supportati dal gangster locale Gyp DeCarlo (Christopher Walken), boss con un debole per le belle voci. Destreggiandosi tra un colpo e un'uscita di galera, i tre riescono a distinguersi dal resto della scena musicale locale quando incontrano, seguendo il consiglio della futura star del cinema Joe Pesci, Bob Gaudio (Eric Bergen), pianista e compositore. Grazie alla particolarissima voce di Frankie, che si ribattezza Valli, e all'estro di Bob, il gruppo, che ora si fa chiamare The Four Seasons, riesce a entrare in contatto con il produttore Bob Crewe (Mike Doyle) e a solcare la porta del tempio della musica americana di quegli anni, il Brill Building di New York, trampolino di lancio per il loro grande successo.

Criminalità, provincia americana, musica, passione e voglia di sfondare: l'ambientazione di Jersey Boys sembra toccare molte corde del cinema di Martin Scorsese, con i personaggi che parlano direttamente allo spettatore, la musica travolgente e la realtà quotidiana di chi vive la strada pericolosamente. Jersey Boys non è però una versione musical di Quei bravi ragazzi: trovando il giusto equilibrio tra la biografia, il film musicale, la commedia e momenti più drammatici, Eastwood confeziona una pellicola che affronta più generi, tutti accomunati dal ritmo travolgente e dal potere universale della musica. Autore in grado di affrontare generi agli antipodi, dal film di guerra come Lettere da Iwo Jima (2006), a pellicole sulla boxe come Million Dollar Baby (2004), passando per il romantico I ponti di Madison County (1995) fino al tuffo nel soprannaturale di Hereafter (2010), con Jersey Boys Eastwood non si limita al semplice biopic, come già accaduto per Invictus (2009), storia di Nelson Mandela, e J. Edgar (2011), in cui ha parlato del fondatore dell'FBI, ma mette il cinema e i suoi mezzi espressivi al servizio della musica. Da sempre grande appassionato di musica, soprattutto di jazz, Eastwood è stato il musicista country protagonista del suo Honkytonk Man (1981), ha raccontato la storia del sassofonista Charlie Parker in Bird (1988), diretto uno dei frammenti della serie di documentari Blues (2003), progetto voluto da Martin Scorsese, e composto le musiche di molti dei suoi film, come Mystic River (2003) e Gran Torino (2008): non stupisce dunque che il regista californiano abbia voluto raccontare la storia di un gruppo che ha fatto la storia della musica americana.

Affrontando la storia con il suo inconfondibile stile classico, ma ammorbidendo la durezza cui ci ha abituato nelle sue pellicole più drammatiche, Eastwood usa la voce di Valli e dei suoi amici per raccontare un percorso di riscatto personale e desiderio di rivalsa, non facendo l'elogio spassionato di questi artisti (fatto non scontato se si pensa che tra i produttori esecutivi del film figurano gli stessi Frankie Valli e Bob Gaudio), ma presentandoli come esseri umani normali, con i loro difetti, gli errori e le disgrazie che colpiscono chiunque, benedetti però da un talento fuori dal comune e da una forza di volontà in grado di trasformare anche la peggiore delle sofferenze in qualcosa che diventa meno doloroso grazie alla magia che sono in grado di creare. Canzoni immortali come “Big Girls don't cry”, “Walk like a men”, “Rag Doll”, “Sherry” e “Can't take my eyes off you” diventano il faro e lo scopo in grado di riscattare una vita intera, così come lo erano gli incontri sul ring per Frankie Dunn (Hilary Swank) in Million Dollar Baby, il senso di giustizia di Walt Kowalski in Gran Torino e la fede incrollabile nel futuro di Christine Collins (Angelina Jolie) in Changeling (2008): uomini e donne come tutti, in grado però di fare cose straordinarie.

Per raccontare la storia di questi ragazzi del New Jersey, Eastwood ha scelto di ingaggiare il cast originale del musical, aggiungendo al gruppo Vincent Piazza, il Lucky Luciano della serie Boardwalk Empire, nel ruolo di Tommy: una scelta vincente, dato che tutti i protagonisti danno il meglio di sé, sia dal punto di vista recitativo che canoro, essendo stati chiamati anche a cantare in prima persona le canzoni dei Four Seasons. Nota di merito anche per Christopher Walken e Mike Doyle, che, nei panni rispettivamente del gangster DeCarlo e del produttore Crewe, offrono i maggiori spunti comici del film. Per quanto riguarda la regia Eastwood sceglie la via della semplicità, facendo parlare la musica, concedendosi però due momenti da maestro: il carrello verticale che ci porta all'interno del Brill Building e ci mostra come in ogni piano dell'edificio stia nascendo un nuovo genere musicale fondamentale, e la scena finale, in cui viene allestito l'unico vero trascinante numero da musical della pellicola.

Anche se non sarà ricordato come uno dei massimi capolavori di Eastwood, Jersey Boys colpisce nel segno e proietta il pubblico negli anni '50, facendogli sentire il calore dei riflettori del palcoscenico e gli odori delle strade del New Jersey, grazie alla mano sicura e inconfondibile del regista e al groove irresistibile della musica di Frankie Valli e soci. 




La citazione: "Siete i Fous Seasons? Tornate quando sarete neri!"

Hearting/Cuorometro: ♥♥♥1/2

Uscita italiana: 18 giugno 2014


Titolo originale: Jersey Boys
Regia: Clint Eastwood
Anno: 2014
Cast: John Lloyd Young, Vincent Piazza, Erich Bergen, Michael Lomenda, Mike Doyle, Christopher Walken
Colore: colore
Durata:  134 minuti
Genere: musicale
Sceneggiatura: Rick Elice, John Logan
Fotografia: Tom Stern
Montaggi0: Joel Cox, Gary D. Roach
Musica: Frankie Valli, Bob Gaudio
Paese di produzione: USA
Casa di produzione: Warner Bros.
Distribuzione italiana: Warner Bros.

martedì 3 giugno 2014

Adrien Brody, da pianista a imperatore: "Sarò Carlo V, il più potente del mondo"

Il nuovo progetto dell'attore premio Oscar, "Emperor", diretto da Lee Tamahori. Il primo ciak in agosto, fra Repubblica Ceca e Belgio. "Ma se mi offrissero un personaggio dei fumetti sarei felicissimo..." 



ADRIEN Brody diventa Carlo V di Spagna. Si intitola Emperor il nuovo film che vede protagonista l'attore americano, che abbiamo incontrato a Cannes durante l'ultimo Festival del cinema, elegante in completo grigio perla, magrissimo, voce profonda. Diretto da Lee Tamahori, il film racconta l'asceda del signore del Sacro Romano Impero, "l'uomo più potente del mondo", dice Brody. "Il film prende ispirazione dalla situazione contemporanea dell'Europa - spiega il regista - sono affascinato dalla storia e nel periodo sotto Carlo V c'è il tentativo di unificare l'Europa, si comincia a parlare di moneta unica, comincia a essere concreto il problema delle migrazioni di massa, si diffonde la stampa. È un periodo in cui la Storia inizia a cambiare per sempre, si fanno grandi passi avanti. Mi affascina la figura di quest'uomo che ha regnato su un territorio vastissimo, minacciato da ogni lato, e ha cercato di lasciare la sua impronta nel mondo". Le riprese del film, scritto da Michael Thomas III e Jeffrey Hatcher, cominceranno ad agosto nella Repubblica Ceca e in Belgio ma l'attore, premio Oscar per Il pianista, ha già cominciato la sua campagna promozionale. 


Brody, una bella sfida. 
"Il mio compito è trovare la mia verità personale in un personaggio che è realmente esistito: nel film ci saranno molte interpretazioni ed elementi di fantasia, ma comunque rimarremo fedeli all'idea di come un uomo di quel tempo e con quel potere si sarebbe comportato. Il mio obiettivo è questo: rendere giustizia alla sua complessità e fornire le giuste sfumature". 

Conosce il personaggio, ha dovuto documentarsi... 
"Per ogni ruolo faccio un grande lavoro di ricerca, e passo gran parte del tempo ad assorbire e studiare i comportamenti umani. Rubo molti dettagli e li assimilo. Anche mia madre, che è una fotografa, ha questo stesso approccio: lei cerca sempre il messaggio silenzioso pieno di significato. E così faccio io: invece della macchina fotografica uso me stesso e cerco di trovare nel mio percorso personale un qualcosa che sia vero per farlo poi emergere quando interpreto un ruolo. Attualmente sono coinvolto in diversi progetti e per ognuno mi sento molto responsabile". 

Ha in mente qualche uomo di potere al quale ispirarsi? 
"Certamente, ma non mi piace fare nomi. Svelare così, seduti in una stanza, i segreti di come si costruisce un personaggio toglie un po' di magia al film: dissezionare il ruolo e svelare i miei riferimenti mi porta fuori. Il concetto stesso di celebrità è controproducente per la bellezza del cinema: non conoscere nulla della persona che interpreta quel determinato personaggio secondo me dà forza al film. Cerco sempre di tenere separati i miei personaggi dalla vita privata per non rovinare la bellezza e la magia del cinema". 

Ha spesso accettato ruoli complessi, drammatici. Se le offrissero un personaggio tratto da un fumetto? 
"Non mi offrono quei ruoli, non so perché. È curioso, perché avrei davvero voluto interpretare Joker: mi affascina molto, è scritto in maniera affascinante. Heath Ledger ha fatto un ottimo lavoro, ma per me sarebbe stata una benedizione: un ruolo del genere supportato da una produzione così e diretto da un regista del valore di Nolan. I cinecomics mi affascinano perché trasformano un disegno in qualcosa di vero e magico. Se mi dessero la possibilità di interpretare un villain e di dargli lo spessore degno di un attore, lo farei. Iron Man è un ottimo esempio: hanno dato a un grande attore la possibilità di fare suo il personaggio e di renderlo unico grazie al suo humour e alla sua personalità. In questo modo vengono coinvolti sia gli appassionati di fumetti che le persone che non hanno mai letto un albo. E poi, i cattivi sono sempre più divertenti da interpretare". 

L'attore in grado di interpretare Szpilman in Il pianista può entrare nelle scarpe di Schwarzenegger? 
"Ho fatto Predators esattamente per dimostrare questo. Ma restando allo stesso tempo fedele all'originale, pur conferendo un po' di modernità al personaggio. I soldati contemporanei non sono muscolosi come Arnold, ci abbiamo messo più realismo. Se devi fare un reboot oggi secondo me devi proporre qualcosa di nuovo e coraggioso rispetto all'originale. Per questo ringrazio Robert Rodriguez che ha lottato per me in Predators, nonostante lo scetticismo iniziale della Fox e le critiche dei fan. La soddisfazione poi l'ho avuta dopo il film: fan storici della pellicola mi hanno ringraziato per aver restituito genuinità alla serie".


Pubblicato su Repubblica.it

venerdì 30 maggio 2014

Maleficent

Angelina Jolie è la cattiva (o quasi) più amata e temuta dell’universo Disney 
L’attrice premio Oscar è la protagonista assoluta della versione live action del classico Disney “La Bella addormentata nel bosco”, in cui è Malefica, la perfida strega che ha un passato oscuro quanto i suoi poteri




Labbra rosso fuoco, sguardo felino da cui guizza come una coda argentea un lampo inquietante, pelle diafana e voce profonda: fin dalle prime immagini diffuse in rete di "Maleficent" non c'è stato alcun dubbio, Angelina Jolie è nata per interpretare la cattiva più famosa e amata dell'universo Disney

In tempi di crisi finanziaria e di idee, il cinema pesca a piene mani da successi e cult intoccabili, ne è la prova l'orda di remake e reboot che stanno per arrivare nelle prossime stagioni, come il sequel dei "Goonies", quello dei "Gremlins", "Jurassic Park" e "Blade Runner": uno dei revival più gettonati del momento è la versione in live action dei classici Disney. Un'operazione che fa leva su dei veri e propri archetipi: i classici della casa del topo hanno infatti cresciuto non solo i genitori del pubblico giovane, ma anche i nonni e forse i loro bisnonni. Un processo che quindi ha una grande responsabilità: rievocare immagini e emozioni fortemente radicate nell'immaginario collettivo di chiunque. 

Se alcune operazioni sono felici, almeno al botteghino, come "Alice in Wonderland" di Tim Burton e "Il grande e potente Oz" di Sam Raimi, non a caso pellicole in cui c'è comunque un grande autore al comando, altre si sono rivelate nefaste, come "Cappuccetto rosso sangue" e "Beastly", facendo spesso sorgere nel pubblico la fatidica domanda: "Perché?". Dubbi che però non fanno vacillare le major: sono infatti già in cantiere una nuova versione di "Cenerentola" diretta da Kenneth Branagh e una di "La Sirenetta" con regia di Sofia Coppola e Emma Watson nei panni squamati della protagonista. 

"Maleficent", che originariamente doveva essere diretto proprio da Tim Burton, rientra nel filone delle cattive alla ribalta, in cui la villain della favola assume il ruolo di fulcro della storia, come già accaduto in "Biancaneve e il Cacciatore", in cui Charlize Theron era una malvagia e bellissima  regina Grimilde, e nella serie tv "Once Upon a Time", dove a farla da padroni sono di nuovo la Regina Cattiva di "Biancaneve" e Tremotino.

La nuova Malefica ha il volto bello e allo stesso tempo inquietante di Angelina Jolie dicevamo, una scelta di casting quanto mai vincente: da sempre bad girl del cinema contemporaneo, la Jolie è l'incarnazione perfetta della bellezza un po' sinistra, esaltata da abiti in pelle nera e labbra rosso fuoco a sottolinearne il pericoloso fascino. La sua Malefica, nei pochi momenti in cui è male allo stato puro, è davvero impressionante e convincente: peccato però che le scene in cui Malefica diffonde terrore e dispensa perle di humor nero siano poche. 
La Disney ha infatti scelto di non abbracciare in toto il lato oscuro della protagonista, contrariamente a quanto i poster e il trailer, accompagnato dalla voce suadente di Lana Del Rey che rivisita in chiave dark la famosa opera di Tchaicovsky, facciano credere: in "Maleficent" la strega è in realtà una fata buona cui viene fatto un grave torto e che per questo abbraccia il lato oscuro. Una fata buona con quel nome? Ebbene sì.

Il film dell'esordiente Robert Stromberg mostra come dietro la facciata di impenetrabile malvagità di Malefica ci sia in realtà una donna ferita, cui un uomo subdolo ha strappato le fiere ali: affronto che costerà la vita della piccola e innocente Aurora, interpretata da Elle Fanning, la bimba prodigio di "Somewhere" e "Super 8", contro cui la fata/strega lancia la celebre maledizione. Nella scia della moda di "anche i cattivi piangono", "Maleficent" ci mostra come in realtà nessuno nasca realmente malvagio, ma lo diventi a causa dei torti subiti, salvo poi tornare sulla retta via e redimersi con un gesto finale di altruismo puro.
Una scelta che se da un lato rientra nella classica struttura del film per bambini, dall'altro fa rimpiangere di non aver potuto godere di una Malefica malvagia al cento per cento, che, grazie all'interpretazione perfetta della Jolie, avrebbe potuto essere indimenticabile. 

Se non ci sono più i cattivi di una volta, a fare veramente una pessima figura sono però i personaggi maschili: traditori, assetati di potere, principi fantocci il cui intervento è inutile e ridicolo: come già visto in "Ribelle" e "Frozen", le principesse ormai si salvano da sole, non hanno bisogno del cavaliere dalla corazza scintillante e sanno che "il vero amore" viene prima di tutto da se stesse e può avere diverse forme. I principi possono appendere l'abito azzurro al chiodo, ormai anche i corvi hanno più importanza di loro. 
È questo il maggior pregio di "Maleficent", quello di mostrare ai più piccoli delle donne moderne e forti: quando poi i villain avranno la libertà di essere cattivi solo per il gusto di esserlo, allora si che il cerchio sarà completo. 


Angelina Jolie


La citazione: "Bene, bene!"

Hearting/Cuorometro: ♥♥1/2

Uscita italiana: 28 maggio 2014


Titolo originale: Maleficent
Regia: Robert Stromberg
Anno: 2014
Cast: Angelina Jolie, Elle Fanning, Sam Riley, Sharlto Copley, Imelda Staunton, Lesley Manville, Juno Temple, Brenton Thwaites
Colore: colore, 3D
Durata: 97 minuti
Genere: fantasy
Sceneggiatura: Paul Dini, Linda Woolverton, John Lee Hancock
Fotografia: Dean Semler
Montaggi0: Chris Lebenzon, Richard Pearson
Musica: James Newton Howard
Paese di produzione: USA
Casa di produzione: Walt Disney Pictures
Distribuzione italiana: Walt Disney Pictures Italia


martedì 13 maggio 2014

Jon Hamm si fa i selfie con… Jon Hamm!

Il protagonista di “Mad Men” ha presenziato all’ esposizione della sua esatta copia in cera al museo Madame Tussauds di New York, facendosi immortalare mentre si scatta delle foto con se stesso 



Capello tirato indietro con il gel, completo grigio perla dal taglio impeccabile, posa piaciona e bicchiere strategico in mano: Don Draper, il pubblicitario protagonista di "Mad Men", è ormai un’icona della televisione moderna e ha fatto di Jon Hamm, l’attore che lo interpreta, una star a livello mondiale. 

L’eco della serie tv è così forte, che il museo delle cere Madame Tussauds di New York ha deciso di realizzare una copia esatta di Don Draper da esporre nelle sue sale: la consacrazione definitiva per “Mad Men” e per Hamm. 

Lo scorso 10 maggio l’attore ha presenziato, insieme alla compagna Jennifer Westfeldt, all’inaugurazione della sua statua, facendosi ritrarre mentre scatta dei selfie con se stesso e creando un curioso effetto doppio, avendo scelto per l’occasione un completo identico a quello indossato dalla statua.




Pubblicato su TvZap.

domenica 11 maggio 2014

From Dusk Till Dawn: dal cinema alla tv, chi è il nuovo George Clooney?

Il film del 1996 “Dal Tramonto all’Alba”, diretto da Robert Rodriguez e con protagonisti George Clooney e Quentin Tarantino nei panni dei fratelli criminali Seth e Richie Gecko, diventa una serie tv in 10 puntate scritta, prodotta e girata dal regista messicano. A sostituire il cast stellare del film originale una serie di nuovi volti giovani: chi vince la sfida? 



Bar polverosi, paesaggi desertici, pistole, sangue, mostri e belle donne: questi sono gli elementi distintivi del cinema di Robert Rodriguez, regista messicano enfant prodige del genere pulp, pupillo e amico del collega Quentin Tarantino

Tutte queste caratteristiche abbondano in "Dal Tramonto all’alba", film del 1996 diretto da Rodriguez, con protagonisti George Clooney e Quentin Tarantino nei panni dei fratelli Seth e Richie Gecko, folli criminali che si imbattono in un male più grande di loro. Dopo 18 anni “Dal Tramonto all’Alba” è ora una serie tv prodotta, scritta e girata dallo stesso Rodriguez e trasmessa, in America, a partire dallo scorso 11 marzo, dal canale El Rey Network, fondato sempre dal regista di origini messicane. 

La serie riprende e approfondisce in 10 episodi gli avvenimenti visti nel film originale di Rodriguez e quelli rappresentati nei due sequel, “Dal Tramonto all’alba 2 – Texas, sangue e denaro” e "Dal Tramonto all’alba 3 – La figlia del boia", soffermandosi maggiormente sugli elementi soprannaturali della storia. 

Il regista e produttore Robert Rodriguez ha definito la serie “una crime saga con elementi sovrannaturali” e ha ammesso che la nuova versione di “Dal tramonto all’alba” è stata concepita a partire dall’ultima scena del suo film, dove si scopre che il "Titty Twister", il locale al confine con il Messico in cui si svolge gran parte dell’azione, è stato costruito sopra i resti di un tempio Azteco: “Ho sempre voluto approfondire quell’aspetto” ha detto il regista: “Ma in 18 anni non c’ero mai riuscito. Questa per me è una grande serie proprio perché mi dà finalmente la possibilità di raccontare il mondo nascosto nel mio film che ho immaginato per tutti questi anni”. 

Nel film di Rodriguez il cast è stellare: protagonisti sono un giovane George Clooney, in uno dei suoi primi ruoli importanti al cinema, e il regista Quentin Tarantino, nella sua interpretazione più riuscita; a far loro da spalle una sensuale Salma Hayek nei panni della diabolica Satanicum Pandemonium, ruolo che le ha regalato fama mondiale, Harvey Keitel, Juliette Lewis e Danny Trejo prima che diventasse l’iconico Machete

Un’eredità importante dunque, passata in mano a giovani nuovi volti supportati da veterani del piccolo schermo come Robert Patrick e Don Johnson, il celebre Sonny Crockett di "Miami Vice". 

Chi vince la sfida? 

SETH GECKO: GEORGE CLOONEY vs D.J. COTRONA 
Nel film del 1996 a interpretare il protagonista Seth Gecko era un giovane George Clooney, in uno dei suoi primi ruoli importanti per il cinema. A sostituire Clooney nella serie è D.J. Cotrona, attore americano di origini italiane con un passato da avvocato. 



RICHIE GECKO: QUENTIN TARANTINO vs ZANE HOLTZ 
Il regista Quentin Tarantino ha nel suo curriculum anche una ricca rosa di interpretazioni come attore: una delle più riuscite è proprio quella di Richie Gecko in “Dal Tramonto all’Alba”, in cui interpreta il fratello svitato di Seth Gecko (George Clooney). Nella serie a interpretare Richie è Zane Holtz, modello canadese già visto nel film “Noi siamo infinito” e nella serie “Make it or break it”. 



SANTANICO PANDEMONIUM: SALMA HEYEK vs EIZA GONZALEZ 
Nel 1996 le generose curve mostrate nel film “Dal tramonto all’alba” nel ruolo della diabolica Santanico Pandemonium fecero di Salma Hayek, al suo secondo film con Robert Rodriguez dopo “Desperado”, una star. Nella serie tocca alla giovane e più esile Eiza Gonzalez riprendere i succinti e sensuali panni della ballerina-demonio. La Gonzalez è una cantante messicana nota per essere stata la fiamma dell’attore Liam Heamsworth dopo la sua rottura con Miley Cyrus. 



SANTANICO PANDEMONIUM 
Nella serie non cambia solo l’attrice: anche per la versione demoniaca Santanico ha un nuovo look.



JACOB FULLER: HARVEY KEITEL vs ROBERT PATRICK 
A sostituire Harvey Keitel nel ruolo del pastore Jacob Fuller c’è Robert Patrick, una vecchia conoscenza del regista Robert Rodriguez con cui ha lavorato nei film “The Faculty” e “Spy Kids”. Patrick, oltre a essere stato T-1000 in “Terminator 2″, ha recitato in “True Blood” nel ruolo del padre del licantropo Alcide e proprio nel secondo sequel di “Dal Tramonto all’alba”. 



KATE FULLER: JULIETTE LEWIS vs MADISON DAVENPORT 
Nel film del 1996 a interpretare Kate, la giovane lolita figlia del pastore Jacob, era Juliette Lewis; nella serie Kate è la giovanissima Madison Davenport. Nonostante la giovane età la Davenport è già una veterana del piccolo schermo, avendo partecipato a serie come “E.R.”, “CSI”, “Dottor House” e “Shameless”, in cui era Ethel. 



SCOTT FULLER: ERNEST LIU vs BRANDON SOO HOO 
Il figlio minore del pastore Jacob nel film aveva il volto di Ernest Liu, mentre nella serie è Brandon Soo Hoo, giovane attore americano di origine cinese cintura nera di Tae Kwon Do, visto nei film “Tropic Thunder” e “Ender’s Game”.



SCERIFFO EARL MCGRAW MICHAEL PARKS vs DON JOHNSON 
A interpretare la leggendaria figura del texas ranger Earl McGraw, personaggio presente anche in altri film dei registi Robert Rodriguez e Quentin Tarantino, ovvero “Kill Bill vol. 1 e 2″, “Grindhouse” e “Planet Terror”, è Michael Parks; a sostituirlo nella serie è Don Johnson, il celebre Sonny Crockett di “Miami Vice”, che recentemente ha recitato nel film “Django Unchained” sempre di Quentin Tarantino. 



RAZOR CHARLIE: DANNY TREJO vs SAM MEDINA 
Nel 1996 ancora non era l’iconico Machete, personaggio principale dell’omonimo film diretto da Robert Rodriguez, ma nel ruolo di Razor Charlie Denny Trejo già si era fatto notare. Nella serie a raccogliere l’eredità di Trejo è Sam Medina, già visto proprio in “Machete Kills” e nei film “Le Belve” e “Attacco al potere”.



BENNY'S WORLD OF LIQUOR 
Anche il set si rifà il look: la drogheria "Benny's world of liquor", luogo in cui si svolge una scena importante all'inizio del film, compare anche nella serie tv, dove diventa l'ambientazione di tutta la prima puntata.



TITTY TWISTER 
Non poteva mancare il “Titty Twister”, locale al confine con il Messico regno della diabolica e sensuale Santanico Pandemonium. Rispetto al film nella serie l’icona del locale è leggermente diversa, ma lo stile è sempre quello dell’originale. 




Pubblicato su TvZap.

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