Sempre indaffarate, costantemente al telefono, piene di post-it, quaderni con appunti e caffè in mano pronti da portare a colleghi e al capo: spesso vere e proprie vittime dei datori di lavoro, le segretarie hanno un ruolo importante nella vita di tutti i giorni e in tv.
Molte delle assistenti del piccolo schermo non sono solo spalle comiche o personaggi di contorno, ma vere e proprie colonne portanti delle serie in cui militano.
Alcune amano il proprio lavoro, altre lo detestano, qualcuna di loro lo ha sfruttato come trampolino di lancio. Vediamo quali sono le segretarie più efficienti e memorabili del piccolo schermo.
N. 10 APRIL LUDGATE – PARKS AND RECREATION (2009 – in corso)
April (Aubrey Plaza) detesta il suo lavoro e lo dimostra mantenendo una perenne espressione apatica; tuttavia il suo disperato tentativo di rendere sempre felice il suo depresso datore di lavoro è commovente.
N. 9 JONATHAN – 30 ROCK (2006 - 2013)
Praticamente innamorato del suo capo, il direttore di rete Jack Donaghy (Alec Baldwin), Jonathan (Maulik Pancholy) è uno degli assistenti più devoti che si siano mai visti in tv. Per questo il suo licenziamento in tronco da parte di Jack, fatto solo per un puntiglio verso la rivale Liz Lemmon (Tina Fey), è uno di quei momenti che spezzano il cuore.
N. 8 KITTY SANCHEZ – ARRESTED DEVELOPMENT (2003 - 2013)
Pazza, indiscreta, incline al ricatto e coinvolta in relazioni scottanti con i suoi datori di lavoro, Kitty (Judy Greer) è una segretaria, e una donna, fuori dagli schemi, capace di portare un po' di follia in ogni scena in cui è coinvolta. E con un'evidente avversione per i reggiseni.
N. 7 MRS. LANDINGHAM – THE WEST WING (1999 - 2006)
Mrs. Landingham, interpretata dall'ottima caratterista Kathryn Joosten è uno dei personaggi più amati di “The West Wing”: segretaria devota, idealista e quasi materna del presidente Bartlet (Martin Sheen), era la colonna morale della serie. La sua scomparsa ha sconvolto milioni di fan che ancora la piangono.
N. 6 PAM BEESLY – THE OFFICE (2005 - 2013)
Segretaria di Michael Scott (Steve Carrell), uno dei capi più inetti che la tv ricordi, Pam (Jenna Fischer) è la segretaria perfetta, coscienziosa e precisa nel suo lavoro. Costretta da Michael a fare un grande sforzo su se stessa per non impazzire, Pam è anche coinvolta in una romantica storia d'amore con il collega Jim Halpert (John Krasinski).
N. 5 DELLA STREET – PERRY MASON (1957 - 1966)
Meticolosa, allegra, elegante e sempre pronta ad ascoltare le confidenze del capo, Della (Barbara Hale) è la segretaria di Perry Mason (Raymond Burr), l'avvocato più famoso della tv. E scusate se è poco.
N. 4 DONNA PAULSEN – SUITS (2011 – in corso)
Segretaria personale, nonché amica e confidente, dell'avvocato Harvey Specter (Gabriel Macht), Donna (Sarah Rafferty), con la sua chioma fulva e i completi impeccabili non è una semplice segretaria: considerata una delle assistenti più influenti e potenti di New York, Donna ha occhi e orecchie ovunque, sa già cosa vuole il suo capo prima che lo dica, ed ha il potere di terrorizzare tutti, specialmente i nuovi arrivati. Sempre pronta a dire cosa pensa, Donna è una delle segretarie più carismatiche del piccolo schermo.
N. 3 BETTY SUAREZ – UGLY BETTY (2006 – 2010)
Betty Suarez (America Ferrera) è una delle poche, se non l'unica, segretaria protagonista della serie in cui compare e per questo è già un passo avanti alle altre colleghe. Assunta inizialmente a causa del suo scarso sex appeal per non far distrarre il capo Daniel (Eric Mabius), direttore della rivista MODE, Betty si fa pian piano strada nel mondo del giornalismo di moda e da brutto anatroccolo diventa una determinata donna in carriera.
N. 2 LUCY MORAN – TWIN PEAKS (1990 – 1991)
Svampita e perennemente stralunata, Lucy (Kimmy Robertson), con la sua cascata di ricci biondi e i maglioni improbabili, incarna alla perfezione lo spirito più eccentrico di “Twin Peaks”. Contesa dal poliziotto Andy (Harry Goaz) e dallo stilista Dick (Ian Buchanan), Lucy è una delle migliori spalle comiche della serie creata da David Lynch.
N. 1 PEGGY OLSON E JOAN HARRIS – MAD MEN (2007 – in corso)
Peggy Olson (Elisabeth Moss) e Joan Harris (Christina Hendricks) sono le segretarie più brillanti, eleganti e determinate della tv. Inizialmente assistente personale di Don Draper (Jon Hamm), a piccoli passi Peggy è riuscita a conquistare la fiducia del suo capo, lo ha convinto a farsi promuovere copywriter e a diventare la sua pupilla nonché braccio destro. Non male per una ragazzina alla prima esperienza lavorativa. Non è da meno la rossa e prorompente Joan, che da capo delle segretarie della Sterling Cooper riesce a diventare socia della Sterling Cooper Draper Pryce. Due vere e proprie self-made women.
Per capire a fondo il nuovo adattamento del capolavoro letterario di Francis Scott Fitzgerald bisogna fare un grande salto indietro nella biografia del regista Baz Luhrmann. Il piccolo Baz, in origine Mark Anthony, nato in una minuscola città dell'Australia, Herons Creek, famosa oggi per avergli dato i natali (e che potremmo quindi ribattezzare Baz Creek), ha passato la sua infanzia nel cinema del paese, gestito dal padre, che aveva anche un allevamento di maiali e una pompa di benzina. Non c'è dunque da stupirsi che le immagini patinate dei film, prevalentemente americani, si siano radicate profondamente nella mente del giovane Luhrmann, facendogli sognare grandi amori, storie epiche, set scintillanti e stelle del cinema. Cresciuto a pane e Hollywood, Mark è diventato Baz, è stato anche attore, poi regista teatrale e infine si è dedicato al cinema.
I suoi primi tre film, la "Red Curtain Trilogy", ovvero "la trilogia della tenda rossa", sono un inno d'amore alle arti teatrali, che celebrano ogni aspetto del palco: la danza in Strictly Ballroom, il testo drammatico in Romeo + Giulietta e il canto in Moulin Rouge!. Con questo tris di film Luhrmann si è da subito mostrato come un artista a tutto tondo, abile nella messa in scena di grandi spettacoli, a suo agio nella gestione degli attori e a girare in interni, e ha donato al pubblico il suo genuino amore per la rappresentazione, per la bellezza, per la ricerca della perfezione della coreografia di suoni, colori e luci.
Con il film successivo, Australia, Luhrmann ha forse peccato di ambizione, cercando di realizzare il suo Via col vento, ma, anche se bocciato dai più, il film è un grido d'amore per la terra natia del regista, per i suoi paesaggi da sogno e come sempre per il grande cinema hollywoodiano.
Regista poco prolifico dal punto di vista del numero delle pellicole, siamo a 5 film in 20 anni di carriera, Luhrmann ha dovuto rinunciare al progetto di Alessandro Magno (ancora grazie mille dannato Oliver Stone!), ma possiamo dire che parte di quell'idea è ricaduta all'interno del suo ultimo film, Il Grande Gatsby, appunto. La chiave di lettura è tutta nel titolo: il GRANDE Gatsby. In Luhrmann ogni cosa, ogni dettaglio, ogni vestito, ogni oggetto, ogni inquadratura aspira alla grandezza. Grandezza spesso esagerata, caotica e a volte kitsch, ma una grandezza sincera, sempre alla ricerca della bellezza. Non a caso il motto degli artisti in Moulin Rouge!, ad oggi il suo capolavoro, è "Bellezza, Verità, Libertà e soprattutto Amore".
In pochi registi come in Luhrmann la forma diventa narrazione e sostanza: le storie sono semplici, quasi secondarie, è il modo in cui vengono raccontate che stupisce ed emoziona lo spettatore. Ed è per questo che per Il Grande Gatsby sembra evidente che il regista non si sia immedesimato nel protagonista, ovvero lo scrittore Nick (Tobey Maguire), come invece fa Fitzgerald, quanto piuttosto in Gatsby, vero deus ex machina del racconto. Le parole di Fitzgerald, rappresentate letteralmente sullo schermo, sono infatti la cornice: ad interessare il regista è la figura misteriosa, opulenta e quasi metafisica di Gatsby. Un uomo che vive tante vite quante se ne raccontano, che costruisce un mondo incantato da cui tutti sono attratti ma che nessuno conosce davvero, che semina intorno a sé bellezza e grandezza. Impossibile per Baz non identificarsi in questo personaggio. Ecco perché il regista lascia sullo sfondo la critica sociale e la demolizione del sogno americano e si concentra appena sulla storia d'amore: il Gatsby-regista-mago è il centro della sua attenzione, diventando il simbolo del suo amore per il cinema e la rappresentazione.
Ecco spiegato quindi il motivo del taglio di alcuni passaggi chiave del libro (su tutti la comparsa del padre al funerale) che avrebbero umanizzato troppo il personaggio, rendendolo un semplice uomo: Gatsby dev'essere grande, e la sua grandezza sta nella sua visione, nel suo sognare, nell'aspirare a qualcosa di perfetto e irraggiungibile.
Per realizzare la sua visione Luhrmann non poteva non scegliere Leonardo DiCaprio, praticamente lanciato quai 20 anni fa dal suo Romeo + Juliet: oltre ad essere uno dei più grandi attori contemporanei, DiCaprio, con il suo viso perennemente giovane, è l'essenza di Gatsby: un viso e un sorriso che promettono eterna giovinezza e bellezza. Perfetti anche gli altri attori, che sembrano letteralmente provenire dagli anni '20, su tutti la scoperta Elizabeth Debicki nei panni di Jordan Baker.
E allora sì con le feste, con gli abiti scintillanti, con gli strabilianti gioielli disegnati da Catherine Martin insieme a Tiffany, alla musica rap che sostituisce quella jazz, attualizzando Gatsby ai nostri giorni, avvicinando quell'epoca di decadenza alla nostra, dimostrando che la ricerca della ricchezza, del piacere e della bellezza sono sempre attuali e universali. Luhrmann sa che questo è un sogno, che non ha contatti con la realtà, non a caso vediamo continuamente torte meravigliose non mangiate, champagne che viene stappato a fiumi ma che viene spesso versato, vestiti costosi gettati a terra, amori e giovinezza che sfioriscono presto. Solo sul grande schermo, all'interno di una sala cinematografica, tutto questo è davvero possibile: il regista lo sa bene e semina il suo film di citazioni a film epici come Titanic (la scena del brindisi di DiCaprio-Gatsby è quasi la stessa di Jack Dawson, solo con qualche anno di vita vissuta e di esperienza in più sul volto dell'attore), il finale in piscina grida Viale Del Tramonto da tutti i pori e la mano di Gatsby che tenta di afferrare la luce verde sembra quella di Charles Foster Kane alla ricerca del suo "rosebud".
Ancora una volta Luhrmann segue quindi la frase chiave del suo primo film, divenuto poi il motto della sua casa di produzione, "una vita vissuta nella paura è una vita vissuta a metà", e realizza contro tutto e tutti il suo ennesimo "spettacolo spettacolare".
Because he can can-can.
Leonardo DiCaprio
La citazione:"Vorrei aver fatto con te tutte le cose che ho fatto"
Hearting/Cuorometro: ♥♥♥♥
Titolo originale: The Great Gatsby Regia: Baz Luhrmann Anno: 2013 Cast: Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Joel Edgerton, Elizabeth Debicki, Jason Clarke, Isla Fisher Durata: 143 minuti Colore: colore Genere: Dramma Sceneggiatura: Baz Luhrmann, Craig Pearce Fotografia: Simon Duggan Musiche: Craig Armstrong Costumi: Catherine Martin Paese di produzione: USA, Australia Casa di produzione: Bazmark Productions, Village Roadshow Pictures Distribuzione italiana: Warner Bros.
"Mio adorato popolo. Vediamo le vele del nemico che si avvicinano. Sentiamo il rumore dei cannoni spagnoli sull'acqua. Ben presto, dovremmo affrontarli faccia a faccia. Sono decisa a restare fino al culmine della battaglia; per vivere oppure morire, in mezzo a voi. Finché voi ed io staremo insieme, nessun'invasore ci conquisterà. Che vengano anche con le armate dell'inferno, non passeranno. E quando il giorno della battaglia sarà terminato, so che noi ci ritroveremo in cielo o sul campo, da vincitori"
da: Elizabeth: The Golden Age
Cate Blanchett
Titolo originale: Elizabeth: The Golden Age
Regia: Shekhar Kapur
Anno: 2007
Cast: Cate Blanchett, Geoffrey Rush, Clive Owen, Samantha Morton, Rhys Ifans, Abbie Cornish, Eddie Redmayne
Durata: 114 minuti
Colore: colore
Genere: Storico
Sceneggiatura: William Nicholson, Michael Hirst
Fotografia: Remi Adefarasin
Musiche: Craig Armstrong, A.R. Rahman
Paese di produzione: Regno Unito, Francia
Casa di produzione: Studio Canal, Working Title Films
Si avvicina la festa della mamma e e non poteva mancare, per celebrarla, la nostra classifica delle madri che più hanno lasciato il segno nella storia della tv. Passando in rassegna le candidate è palpabile l’evoluzione che questa figura ha subito nel corso dei decenni: siamo passati dalla tipica casalinga tutta sorrisi e torte di mele di “Happy Days”, Marion Cunningham (Marion Ross), che Fonzie chiamava Mrs. C., alla mamma un po’ isterica e maniaca del controllo Claire Dunphy (Julie Bowen) di “Modern Family”, fino alla “mamma acquisita” di “Shameless”, Fiona (Emmy Rossum), sorella maggiore che si prende cura dei suoi cinque fratelli. Non solo madri amorevoli però: l’evoluzione ha portato anche a galla il lato più oscuro delle genitrici, mostrandoci mamme terribili come la perfida Cercei Lannister (Lena Heady) di “Game of Thrones”, disposta a uccidere e a mentire pur di far diventare suo figlio re, o la Skyler (Anna Gunn) di “Breaking Bad”, che si fa sedurre dal fascino del male. Ecco la nostra discutibile ma sincera classifica, perché di mamma non ce n’è una sola…
10. CERSEI LANNISTER (LENA HEADY) - GAME OF THRONES (2011 – in corso) Bellissima e spietata: Cercei Lannister (Lena Heady) è una mamma che tutti vorrebbero avere per il corredo genetico, ma mai come figura esemplare. Disposta a mentire, uccidere e complottare pur di ottenere potere e far diventare re suo figlio Joffrey (Jack Gleeson), Cercei è un vero e proprio mostro: non ci stupisce quindi che Joffrey sia uno psicopatico. Non osiamo immaginare cosa succederà quando il pargolo scoprirà che quello che crede essere suo zio in realtà non lo è.
9. BREE VAN DE CAMP (MARCIA CROSS) - DESPERATE HOUSEWIVES (2004 - 2012) Bree Van De Camp (Marcia Cross) in apparenza è la madre e casalinga perfetta: sempre ben curata, gentile, sforna muffin meravigliosi e rende la casa uno splendore. Ma sotto tanta perfezione si cela un animo frustrato e isterico, pronto a sfogarsi in camera da letto con manette e frustini. Accontentatevi dei suoi dolcetti e non fatela arrabbiare.
8. BETTY DRAPER (JANUARY JONES) - MAD MEN (2007 – in corso) Betty Draper (January Jones) rappresenta iconograficamente la summa delle qualità della madre di famiglia anni '60: bella, educata, gentile, presenta i suoi figli come dei piccoli lord e fa fare sempre bella figura al marito. Un incubo di freddezza e assenza totale di compassione, un abisso gelido in una forma deliziosa.
7. LOIS GRIFFIN – I GRIFFIN (1999 – in corso) Lois Griffin è un personaggio da ammirare: deve convivere ogni giorno con un marito e due figli dementi, in più deve sopportare quello psicopatico di Stewie, che prega ogni giorno per la sua morte. Quando l'unico membro della famiglia sano di mente è un cane è dura essere mamma.
6. MORTICIA ADDAMS (CAROLYN JONES) – LA FAMIGLIA ADDAMS (1964 – 1966) Morticia (Carolyn Jones) è una mamma molto particolare, non solo per il look, ma soprattutto per il suo spirito liberale che precorre i tempi: per lei i mostri sono tutti bene accetti e i figli più sono strani più li incoraggia. La più moderna e politically correct è una mamma in bianco e nero.
5. SKYLER WHITE (ANNA GUNN) - BREAKING BAD (2008 – 2013) Skyler White (Anna Gunn), moglie del diavolo in persona Walter (Bryan Cranston), pensava di aver sposato un semplice insegnante di chimica, e invece si è ritrovata con una delle più grandi e geniali menti criminali che la tv ricordi. All'inizio sconvolta e disgustata dalla scelta del marito, pian piano si fa conquistare dal lato oscuro e cede al fascino del male.
4. CLAIR HUXTABLE (PHYLICIA RASHAD) – I ROBINSON (1984 – 1992) Una mamma elegante e raffinata come Clair (Phylicia Rashad) non si dimentica: madre esemplare e amorevole, non ha però rinunciato alla carriera. Brillante avvocato, mamma sempre disponibile e donna di classe: praticamente la madre perfetta. Grazie a un marito medico che inspiegabilmente sta sempre a casa ad occuparsi dei figli...
3. LORELAI GILMORE (LAUREN GRAHAM) – UNA MAMMA PER AMICA Lorelai (Lauren Graham) è la mamma ideale secondo gli americani: giovane, carina, amica di sua figlia ma rigorosa quando serve. Vera e propria icona americana insieme a sua figlia, il duo delle "ragazze Gilmore" è uno dei rapporti madre-figlia più famoso della tv.
2. ROSEANNE (ROSEANNE BARR) – PAPPA E CICCIA (1988 – 1997) Se Lorelai Gilmore (Lauren Graham) è la mamma ideale americana, Roseanne (Roseanne Barr) è quella più vera. In perenne lotta con la bilancia, stressata e sarcastica, la mamma di "Pappa e ciccia" è sicuramente meno glamour ma molto più divertente. Insieme a John Goodman sono una delle coppie di genitori più amate del piccolo schermo.
1. MARGE SIMPSON – I SIMPSONS (1989 – in corso) Con la sua torre di capelli blu, Marge è per noi la mamma top. Casalinga amorevole non solo sopporta ma ama teneramente suo marito Homer e tre figli problematici, Fuori da casa ha però dato più volte prova di possedere un talento poliedrico. Culturista, agente immobiliare, pilota acrobatico: Marge è la mamma che può tutto ma che alla fine sceglie sempre la famiglia. Ohh Maaarge, we love you!
"Drugo: Senti, amico, se la mia ex moglie mi chiedesse di guardarle il cane mentre se ne va col fidanzato a Honolulu le direi di fottersi ! Perché non l'ha messo nella stiva ?!
Walter:Prima di tutto, tu non hai un'ex moglie. Secondo, è un cane da concorso con un pedigree lungo un chilometro, non si può mettere nella stiva perché gli viene l'esaurimento e perde il pelo. Questo è un cane col pedigree, Drugo.. HAI VARCATO LA LINEA!
Smokey: Eh?
Walter: Spiacente Smokey, hai varcato la linea, non vale.
Walter: Questo non è il Vietnam, è il bowling, ci sono delle regole!
Drugo: Ehi Walter, andiamo non fare così, quello è Smokey, gli è scivolato un po' il piede.. È solo un partita..
Walter: È una partita di torneo, che determina chi passerà al prossimo turno. O mi sbaglio?
Smokey: Sì però io non..
Walter: O mi sbaglio?!
Smokey: Sì, ma non ho passato la linea.. Dammi il pennarello, mi segno otto punti.
Walter: (estraendo una pistola) Smokey, amico mio, stai per entrare in una valle di lacrime.
Drugo: Walter.. Mettila via..
Walter: Se ti segni un otto entri in una valle di lacrime.
Smokey: Ma io..
Walter: LA valle di lacrime.
Smokey: Drugo, di' qualcosa al tuo compagno..
Walter: ALLORA IL MONDO È IMPAZZITO?! SONO IL SOLO DA QUESTE PARTI CHE ABBIA RISPETTO PER LE REGOLE?! SEGNA ZERO!
Drugo: Stanno chiamando gli sbirri.. Metti via il ferro..
Walter: (puntando la pistola verso Smokey) SMOKEY, SEGNA ZERO!
Drugo: Walter, metti via quel ferro..Smokey: W-Walter..
Walter: TU CREDI CHE IO FACCIA PER SCHERZO?! SEGNA ZERO!
Smokey: V-va bene.. H-hai visto? Ho scritto zero.. Sei contento? Stronzo sciroccato!
Walter: (calmandosi e mettendo via la pistola) È una partita di torneo." da: Il Grande Lebowski
John Goodman
Titolo originale: The Big Lebowski
Regia: Joel Coen
Anno: 1998
Cast: Jeff Bridges, John Goodman, Julianne Moore, Steve Buscemi, John Turturro, David Huddleston, Philip Seymour Hoffmann, Ben Gazzara, Tara Reid, Sam Elliott, Mark Pellegrino, Peter Stormare, Flea